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La piscina abbandonata atto secondo

7 Ottobre 2006 — GFRusso (Views: 193)

Dopo un anno di spot di denuncia in tv e fiumi di articoli scritti sia dai colleghi, sia dal sottoscritto, per la piscina comunale la situazione non è cambiata. Non c’è nulla da fare, le nostre strutture sportive sono condannate a marcire senza essere neanche state inaugurate. Prima il centro remiero di lago Patria, poi il palazzetto di Casacelle ora la Piscina Comunale. Nel caso della struttura di Via pigna però la situazione è ancora più illogica: vuoi perchè è costata svariati milioni, vuoi perchè è il caso più eclatante della provincia a nord di Napoli. La ditta affidataria dei lavori, la Brancaccio, sta provvedendo ad ultimare gli ultimi ritocchi e a riparare i danni dei vandali, ma non è stato ancora pubblicato il bando per l’assegnazione della gestione. Voci di corridoio dicono che l’Assessore allo sport, la Professoressa Ruggi, ha tutte le carte pronte ma il Consiglio comunale non vota alcuni adempimenti che permetterebbero la fattibilità della gara. Il Consiglio dovrebbe semplicemente dichiarare la piscina struttura sportiva di rilevanza comunale ed i giochi sarebbero fatti. In consiglio, però, una volta manca il numero legale e l’altra c’è qualcuno che insabbia, non si capisce per quale motivo, l’approvazione di questa semplice variazione. La piscina, insomma, è la dimostrazione pratica di come a Giugliano le cose non è che non si possono fare, non si vogliono fare. Per ora i ritardi sono stati mascherati dalla mancata consegna della struttura, ma quando la ditta ultimerà i lavori allora in molti dovranno gettare la maschera e chiarire la propria posizione. Una soluzione a breve scadenza, potrebbe essere quella di procedere verso un affidamento provvisorio pur di salvaguardare l’impianto. Intanto i nuotatori giuglianesi, sentitamente, ringraziano.

L’acqua è diventata stagnante e puzzolente. Ancora poco e potrebbe trasformarsi in uno stagno.

La piscina è stata vandalizzata, sono stati distrutti alcuni vetri ed è stato buttato di tutto nella vasca.

L’assessore Ruggi consegnando una scuola a Licola ha promesso che il prossimo passo sarà inaugurare la piscina. Speriamo ci riesca.

Tanti Sms pro e contro l’isola pedonale

30 Settembre 2006 — GFRusso (Views: 130)

Questa settimana il blog l’avete fatto voi! Io ho solo scelto alcuni dei messaggini che sono arrivati sul mio telefonino (e ne sono arrivati davvero tanti). Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato a questa mia iniziativa e mi scuso con quelli che non abbiamo potuto pubblicare per mancanza di spazio. Voglio inoltre precisare che questo sondaggio non ha nessuna valenza scientifica, ma è stato solo un modo per permettere a tutti di dire la propria su un tema così importante.

- Si all’isola pedonale sarebbe una dimostrazione di civiltà.

– L’isola pedonale? Ke assurdità! Non ci sono le strutture per tale iniziativa! Il Sindaco non ne ha abbastanza? Già ha rovinato il nostro paese! Basta!

– Salve sono Alessia ho 16 anni, sono di Giugliano e ovviamente non sono d’accordo con il Primo Cittadino a fare l’isola pedonale, già il sabato dopo una certa ora il Korso Kampano e Via Roma sono deserte figuriamoci se vengono kiuse sarebbe come togliere la vita a Giugliano. Meglio non chiuderle e aggiungere più sicurezza per noi giovani e per il nostro futuro.

– Non per niente! Giugliano non ha i servizi per avere un isola pedoanle! Forse il Sindaco ha più a cuore il centro commerciale….!

– Giugliano non è nelle condizioni di potersi permettere un isola pedonale, i disagi sarebbero tantissimi. È vero noi abbiamo votato coloro che sono all’amministrazione, ma non per questo il Sindaco può “sperimentare”a discapito dei cittadini!

– Per restare al passo coi tempi è una cosa molto buona l’isola pedonale. E Come tutte le cose avrà i suoi pro e contro… sì.

– Sono Vincenza e vi dico che questo paese e pieno di problemi, molti cittadini fanno la fame… e voi pensate all’isola pedonale…volete notizie concrete e vere venite a Casacelle e vedrete allagamenti, fame e altro. E’ un luogo abbandonato a se stesso con tante persone disagiate. Me compresa.

– È una idea ridicola i commercianti devono dare battaglia… questo Sindaco deve pensare ai vere problemi della città. No a questa pazzia. Giovanni.

- Questo Sindaco ci ha stancato invece di vedere le cose necessarie per la città si mette a chiudere il Corso Campano…noi volgiamo un vero Sindaco. Enzo.

– Sì sono a favore, perché a Giugliano deve avere sempre gli occhi aperti, perché spuntano macchine e ciclomotori da tutti gli svincoli esistenti.

– Si sono favorevole perchè così posso uscire in bicicletta con il mio fidanzato e lui non mi dirà più che sono lenta. Carla.

– Sì (sempre se si possono assicurare dei parcheggi reali e concreti altrimenti questa’idea danneggerà i commercianti) un’idea sarebbe mettere dei vigilanti che controllino tutta la zona. E poi facciamo qualcosa per la villa comunale che è abbandonata a se stessa.

– Non capisco l’utilità di questa’isola pedonale che servirà a creare ancora più caos e confusione! Giù le mani dalla nostra città! Donatella.

UN TEMPO C’ ERA IL FAR WEST ADESSO C’E’ NAPOLI NORD

23 Settembre 2006 — tadmin (Views: 198)

Sono in treno, di ritorno da Roma, stanco. Stanchissimo. I paesi del casertano si snocciolano uno dopo l’ altro dal mio finestrino. Squilla il telefonino. E’ Carmen: “Giò hanno rapinato il banco di Napoli sotto casa mia, mentre i bambini uscivano da scuola, hanno sparato, scene di panico”.

Due ore dopo. Sono finalmente a casa. Devo riposarmi. Alle sette c’è il convegno in fiera. Apro la porta. Mia madre è seduta in cucina. Il viso pallido. Un bicchiere d’ acqua tra le mani. “Ciao amore”, mi dice. “Ciao mamma”, rispondo. Vado in camera, mi spoglio. Mentre mi lavo i denti le chiedo se ha saputo della rapina in banca. Non risponde. Mi asciugo la bocca. Torno in cucina e le ripeto la domanda: “Mamma hai saputo della rapina in banca?”. Mi guarda con un’ aria sconfitta. Diventa ancora più pallida. Le si irrigidiscono i nervi del volto. “C’ ero anch’Io”, sussurra. Mi racconta quegli attimi di terrore.

Li rivivo con lei.

Mia madre vive a Giugliano da più di vent’anni. Esce di rado. Prima andava a fare la spesa tutti i giorni alla Conad: “Scendo, saluto Claudio, compro il giornale, poi cerco di ignorare il tratto di marciapiede che costeggia l’ex Cinema smeraldo e sono al Borgo Meridiano. Mi illudo di vivere in un paese normale”, diceva. Poi la Conad l’hanno chiusa. Troppe rapine. Una volta lei entrava ed i rapinatori uscivano. Così, ora, la spesa la ordina per telefono. Andava in banca, ma con la paura che si è presa, difficilmente ci metterà più piede. Ora le resta il parrucchiere. Speriamo bene.

Sono tante, tantissime, le persone che sono recluse in casa a Giugliano. Uscire in determinati orari è un privilegio dei più forti. Un lusso che non tutti si possono permettere. Ci rinchiudiamo giorno dopo giorno, sempre di più, nella nostra routine.

Tra i nostri affetti.

L’Italia ha mandato il suo esercito in Libano. Noi avremmo bisogno di qualcosa di simile. Nel giuglianese la paura dell’ altro impera, le forze dell’ordine sono insufficienti. E’ una questione nazionale. Caro Ministro Amato, deve sapere che da noi le mamme hanno paura per i loro bambini: quando escono ed entrano da scuola. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci protegga. Caro Ministro, qui la sovranità non è svaporata, come voi affermaste in un brillante articolo, è solo, ed unicamente, di chi ha la forza di prendersela.

Un tempo c’ era il Far West adesso c’è Napoli Nord.

Il Ministro Amato deve intervenire al più presto. Giugliano è un caso nazionale. Le forze dell’ordine hanno bisogno di rinforzi. Sono insufficienti

La Conad al borgo meridiano è stata bersagliata da decine di rapine. Alla fine ha chiuso i battenti. Sono tutte sotto attacco le attività commerciali di Giugliano

Piazza Gramsci un tempo era il luogo d’incontro dei giuglianesi. Andavamo tutti sullo Chalet. Adesso è quasi sempre deserta. Insicura anche a mezzogiorno. E’ il simbolo della violenza che si respira in città.

SUBIAMO PASSIVI TUTTI I CAMBIAMENTI ANCHE QUELLI CHE CI PASSANO SOTTO IL NASO

16 Settembre 2006 — GFRusso (Views: 152)

È una giornata come un’altra. Sono in giro con Sergio per il corso. Scatto foto al municipio per AbbiAbbè. Attraverso l’obbiettivo vedo uno scena strana. Una colluttazione tra due motorini. Un furto. Due balordi speronano con la loro vespa un cinquantino. Un momento. Via. Un click. Sergio, impegnato nelle sue pubbliche relazioni, non si accorge di niente. Portiamo il rullino dal fotografo. Chiamiamo la polizia. Consegniamo agli atti la prova fotografica. Mentre ci allontaniamo sconcertati da Corso Campano suona il mio telefono. E’ mio padre: “Sai cosa è successo” mi chiede. “No non so niente” rispondo ansioso. “L’America è sotto attacco, due aerei hanno centrato le torri gemelle, un altro il pentagono, sembra la terza guerra mondiale”.

Cinque anni dopo

Sono al Corso. Caso strano, con la macchina fotografica. Sto sviluppando un’idea. Ad un certo punto mi rendo conto di essere nello stesso posto. Nello stesso giorno. Pressappoco allo stesso orario. 11 settembre 2001 - 11 settembre 2006. In questi giorni il dibattito su cosa sia cambiato nel mondo ha conquistato le pagine di molti quotidiani. Sterile: le cose cambiano sempre. Erano diverse nel 2001, così come nel 96’. Per non parlare di come sono cambiate alla fine degli anni ottanta. Tutto scorre, alle volte più rapidamente alle volte meno. A Giugliano molto meno. Il corso Campano è come cinque anni fa insicuro. Non riesce più ad essere il centro propulsore della nostra cittadina. I lavori ne hanno seriamente minato la vivibilità, sia per i disagi durante che per i risultati poi: deludenti. Il passeggio è impossibile. Non è né agevole né piacevole. I motorini sono i veri predatori dell’ultima socialità. Il traffico è ingestibile. Le attività presenti stentato a riprendersi dopo la batosta della chiusura. Poi, c’è l’onda d’urto del centro commerciale. Il dibattito sul suo restyling non c’è stato. Come non c’è una sola macchia verde. Regna, incontrastato, il disordine urbano. Allarghiamo gli orizzonti.

Tutto cambia. Ma il Medio Oriente è sempre in fiamme. Le bombe dalla mezza luna fertile scuotono il Mediterraneo da una sponda all’altra. Al centro del Mare Nostrum c’è Napoli. A Napoli c’è l’AF SAUTH. Questa sigla significa che il cervello delle operazioni militari del mediterraneo inferiore (Medio Oriente compreso) a casa alla pendici del Vesuvio. Precisamente di fianco al Lago Patria. A Giugliano. Ma nessuno ne parla. Non si sa se sia un bene o un male. Gerlini lo vendette come un suo trionfo. Taglialatela lo snobba.

L’agenda della politica giuglianese non ha spazio per temi del genere. Così come non ha spazio per nessuna discussione. E’ avvitata su stessa in caduta libera. Non si fa troppe domande. Non partorisce nessuna risposta. A Giugliano le cose non cambiano. Peggiorano.

In questi giorni il dibattito su cosa sia cambiato nel mondo ha conquistato le pagine di molti quotidiani. Sterile: le cose cambiano sempre. Erano diverse nel 2001, così come nel 96′. Per non parlare di come sono cambiate alla fine degli anni ottanta

È situata a Giugliano la base Nato più importante del Mediterraneo. Gerlini la vendette come un suo trionfo, Taglialatela la snobba. In ogni caso manca in città un dibattito serio su questo tema. Come al solito subiamo passivi i cambiamenti anche quelli sotto il nostro naso. (nella foto il centro Nato di Bagnoli che sarà trasferito a Giugliano)

Il Corso è invivibile, impossibile passeggiare. Dai piccoli ai grandi temi non c’è né partecipazione né democrazia e la politica non solo non sa dare risposte ma non riesce neanche a formulare domande.
Torri gemelle

Base Nato

C.so Campano

IL TRENO C’E’ MA NON SI VEDE

9 Settembre 2006 — tadmin (Views: 604)

Ponte Riccio: il simbolo della decadenza

Sono a piedi. Sono a Salerno. Mi capita spesso da quando, a causa degli eccessivi costi per l’assicurazione, ho messo in garage la Corolla. Devo tornare a Giugliano. Devo fare presto. In una traversa accanto al Duomo mi infilo in internet point. Tre nordafricani mi guardano, un altro mi dice che posso accomodarmi al computer numero tre. Controllo la posta e poi clicco: www.trenitalia.it. La trafila purtroppo la conosco bene: treno sino a Napoli, metropolitana fs sino al museo e poi la mitica linea collinare che ti porta dritta nel cuore della periferia. Chiaiano. Da lì come nei videogame hai due scelte: 162 (così mi pare si chiami adesso il figlio illegittimo del 160) oppure la linea arcobaleno sino a Mugnano (quella che un giorno, speriamo vicino, fermerà anche a Giugliano). Per districarti in questo dedalo di coincidenze e controllori se tutto va bene ci vogliono più di due ore. Quasi tre. Poi, per caso o per istinto, digito Giugliano. Magia. Stupore. Incredulità. C’è un treno che collega direttamente Salerno con Giugliano. Stazione del Riccio. Ben sei partenze giornaliere. Impiega un’ora e tre quarti si ferma anche a casa del controllore. Ma c’è. Esiste. Lo prendo, ho deciso.

Alle 12.32 sono sul treno. Come biglietto mi è bastato comprare l’Unico Campania Zona 5. Il convoglio è piccolo. E’ di ultima generazione. Mi pare si chiami minuetto. Ha solo due carrozze. Più che un treno sembra un locale hi tech con tanto di divanetti e display luminosi. Ci sono. Parte. Attraversa tutti i paesi del salernitano: Cava, le due Nocere, Angri, Pompei. E’ strano ma più ci avviciniamo a Napoli e più il paesaggio mi sembra grigio, inospitale. Finanche i volti dei passeggeri cambiano. Poi d’un tratto iniziamo a costeggiare il mare. Quella tra Torre annunziata e Portici è una costa sconosciuta. Quasi ne ignoravo l’esistenza. E’ squallida. E’ bombardata da palazzoni e cemento. Mortificata dall’abbandono ma è pur sempre stupenda. Ecco il Centro direzionale. Da qui sembra Tokio. Arriviamo a Napoli. Piazza Garibaldi. Il treno si popola e si trasforma: a questo punto è una vera e propria metropolitana. Percorre tutta la città. Si ferma in ogni suo punto vitale. Cavour. Montesanto. Piazza Amedeo. Mergellina. Sino ad arrivare a Bagnoli e poi Pozzuoli, Quarto di Marano ed infine Giugliano – Qualiano.

Mentre mi preparo a scendere realizzo che per arrivare da Piazza Amedeo (il cuore della city che conta) a Giugliano ci ho impiegato quasi mezz’ora. Da Mergellina poco più di venti minuti. Realizzo insomma che dal Riccio in un tempo estremamente ragionevole si raggiunge una bella fetta del nostro capoluogo. Scendo, unico passeggero a fermarsi in quella stazione. Non c’è nessuno. Solo puzza e desolazione. Il telefono pubblico è rotto. La cabina che un tempo ospitava il capostazione deserta: era stata protagonista di una lunga sequenza (quella in cui Lello Arena tenta il suicidio) del film di Massimo Troisi “Scusate il ritardo”. Sostituita da un gelido sistema informatico.

Lo devo ammettere ho paura. Non so cosa fare. Mi incammino per la strada che porta alla circumvallazione esterna. Passa una macchina. Un’altra rallenta proprio alle mie spalle. Mi giro o faccio finta di niente? Sono confuso. Si avvicina lentamente. Non mi giro. Aumento il passo. Inciampo in alcuni rifiuti industriali. Non cado. Sto in piedi. La macchina è quasi dietro di me. Mi gelano le gambe. Penso. Ho solo il computer portatile glielo dò ed è finita. Riesco a girare la curva. C’è un’insegna. Hotel Mediterraneo. Entro. Sono salvo. Di nuovo nel mondo civile. Prendo un cappuccino. Telefono. Leggo il giornale. Tra pochi minuti mi vengono a prendere. Penso al mio treno. Al mio viaggio. Penso al fatto che aspettiamo da anni la metropolitana quando una stazione esiste ed è abbandonata a se stessa. Penso alla mezz’ora che ci separa da piazza Amedeo. Penso al Riccio, il luogo simbolo della decadenza della nostra terra. Penso come al solito a quello che potrebbe essere e non è.


 
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